Perché ci viene voglia di riordinare quando dobbiamo fare qualcosa di importante?

È curioso quanto spesso accada: abbiamo davanti un compito importante, una scadenza che si avvicina o qualcosa che richiede concentrazione e improvvisamente ci accorgiamo che la scrivania è in disordine, che i vestiti nell'armadio potrebbero essere sistemati meglio o che sarebbe proprio il momento giusto per riordinare tutta la stanza. Quello che fino a pochi minuti prima non sembrava affatto urgente diventa improvvisamente una priorità.

E così, invece di iniziare ciò che dovremmo fare, cominciamo a mettere a posto gli oggetti, cancellare vecchi file dal computer, sistemare i documenti, pulire la cucina o organizzare perfettamente il nostro spazio di lavoro.

Ma perché succede?

La voglia improvvisa di riordinare quando dobbiamo affrontare qualcosa di importante non è necessariamente semplice pigrizia. In molti casi può essere collegata al modo in cui la nostra mente reagisce davanti a un'attività impegnativa, incerta o psicologicamente scomoda. Riordinare, infatti, è un'attività concreta, prevedibile e relativamente semplice, mentre il compito che stiamo evitando può richiedere concentrazione, creatività, responsabilità o la possibilità di commettere errori.

Quando riordinare diventa una forma di procrastinazione

Uno dei motivi più evidenti è la procrastinazione, cioè la tendenza a rimandare un'attività che dovremmo svolgere, anche quando sappiamo che rimandarla potrebbe crearci problemi.

La procrastinazione, però, non consiste necessariamente nel non fare nulla. A volte facciamo moltissime cose proprio per evitare quella che conta davvero.

È qui che il riordino può diventare particolarmente efficace come distrazione. Sistemare una stanza ci permette di essere attivi senza dover affrontare immediatamente il compito principale. Possiamo avere la sensazione di essere produttivi, perché stiamo effettivamente facendo qualcosa di utile, ma allo stesso tempo stiamo rimandando ciò che ci mette maggiormente sotto pressione.

La differenza è sottile: non stiamo semplicemente perdendo tempo, stiamo sostituendo un'attività importante con un'altra attività apparentemente utile.

Perché riordinare ci fa sentire meglio?

Riordinare ha una caratteristica che molte attività importanti non possiedono: offre risultati immediatamente visibili.

Se sistemiamo una scrivania, vediamo subito lo spazio diventare più ordinato. Se mettiamo in ordine una stanza, possiamo osservare immediatamente il cambiamento. Se eliminiamo file inutili dal computer, vediamo diminuire il numero di elementi presenti.

Il nostro cervello riceve quindi un riscontro rapido: abbiamo iniziato qualcosa e l'abbiamo portato a termine.

Un compito importante, invece, può funzionare in modo completamente diverso. Scrivere un articolo, preparare un esame, affrontare un progetto o prendere una decisione difficile può richiedere molto tempo prima di produrre un risultato evidente.

Riordinare offre quindi una piccola sensazione di controllo in un momento in cui potremmo sentirci sopraffatti dalla complessità di ciò che ci aspetta.

Il bisogno di avere qualcosa sotto controllo

Quando abbiamo davanti un'attività importante, soprattutto se non sappiamo esattamente come andrà, possiamo sperimentare una sensazione di incertezza.

Non possiamo sapere immediatamente se il nostro lavoro sarà abbastanza buono, se riusciremo a rispettare una scadenza o se otterremo il risultato che desideriamo.

La nostra stanza, invece, è molto più semplice da controllare.

Possiamo decidere dove mettere un libro, come organizzare i documenti, quali oggetti eliminare e come sistemare la scrivania. Le regole sono chiare e il risultato dipende in gran parte dalle nostre azioni.

Riordinare può quindi diventare una piccola isola di prevedibilità all'interno di una situazione che percepiamo come incerta.

Il disordine può diventare una scusa perfetta

Un altro aspetto interessante è che il disordine ci offre una giustificazione apparentemente ragionevole per non cominciare.

Possiamo dirci: "Prima metto un po' in ordine e poi comincio".

Il problema nasce quando quel "prima" continua a essere rimandato. Sistemiamo la scrivania, poi decidiamo di organizzare i cassetti, quindi troviamo alcuni documenti da archiviare e infine ci accorgiamo che sarebbe utile pulire anche il computer.

A quel punto abbiamo svolto molte attività secondarie, ma il compito principale è ancora lì.

Il riordino non è quindi necessariamente il problema. Il problema nasce quando diventa una condizione che imponiamo a noi stessi prima di poter iniziare qualcosa di importante.

Perché le attività semplici diventano improvvisamente irresistibili?

Quando dobbiamo affrontare un'attività impegnativa, il nostro cervello può essere attirato verso comportamenti che richiedono meno sforzo mentale.

Questo spiega perché, proprio quando dovremmo concentrarci, possono diventare improvvisamente interessanti attività normalmente poco attraenti.

Pulire il bagno può sembrare urgentissimo. Sistemare le fotografie nel telefono diventa improvvisamente importante. Controllare la posta elettronica sembra indispensabile. Anche una piccola macchia sulla scrivania può attirare la nostra attenzione.

Non significa necessariamente che quelle attività siano diventate realmente più importanti. È cambiato il confronto tra le alternative: il compito principale appare impegnativo, mentre l'attività secondaria sembra facile da iniziare e porta con sé una ricompensa immediata.

Il cosiddetto "riordino produttivo"

Esiste però una differenza importante tra riordinare per evitare un compito e riordinare per prepararsi ad affrontarlo.

Mettere in ordine la scrivania può effettivamente essere utile se ci permette di creare un ambiente più adatto alla concentrazione. Sistemare i documenti necessari per un lavoro può far parte del lavoro stesso. Preparare lo spazio prima di iniziare può ridurre le distrazioni e rendere più semplice concentrarsi.

Il confine diventa problematico quando la preparazione non finisce mai.

Se bastano cinque o dieci minuti per rendere lo spazio funzionale, probabilmente stiamo preparando l'ambiente. Se dopo un'ora stiamo ancora decidendo come organizzare i cassetti, probabilmente il riordino è diventato un modo per rimandare l'attività principale.

Quando il perfezionismo entra in gioco

La voglia di riordinare può essere collegata anche al perfezionismo.

Alcune persone possono avere difficoltà a iniziare un'attività se sentono di non poterla svolgere nelle condizioni ideali. Prima di cominciare vogliono avere la scrivania perfetta, il computer organizzato, tutti i documenti disponibili e nessuna distrazione.

Il problema è che condizioni perfette raramente esistono.

Aspettare di avere tutto sotto controllo può diventare un modo involontario per rimandare l'inizio. In realtà, molte attività diventano più facili proprio dopo aver cominciato, non prima.

A volte il passo più importante non è preparare meglio l'ambiente, ma accettare che possiamo iniziare anche se l'ambiente non è perfetto.

Riordinare può dare una sensazione di nuovo inizio

C'è anche un'altra ragione per cui il riordino può risultare psicologicamente soddisfacente.

Mettere ordine significa trasformare qualcosa di caotico in qualcosa di organizzato. Una stanza pulita e una scrivania libera possono trasmettere una sensazione di ripartenza.

Questo può essere particolarmente attraente quando stiamo per affrontare una nuova attività.

Riordinare può diventare una sorta di rituale: prima eliminiamo il disordine, poi immaginiamo di poter cominciare con maggiore chiarezza.

Il rituale può essere utile, purché rimanga breve e non diventi un ostacolo all'azione.

Perché iniziare è spesso più difficile che continuare?

Uno dei momenti più difficili di un'attività è spesso proprio l'inizio.

Prima di cominciare, dobbiamo affrontare mentalmente tutto ciò che il compito potrebbe richiedere. Possiamo immaginare la quantità di lavoro, gli eventuali problemi e il risultato finale. Questa rappresentazione anticipata può far sembrare l'attività ancora più pesante.

Una volta iniziato, invece, il problema può apparire più concreto e gestibile.

Per questo motivo, quando ci accorgiamo di voler improvvisamente riordinare tutto, può essere utile domandarci se stiamo davvero preparando il terreno oppure se stiamo cercando inconsapevolmente di evitare il primo passo.

Come capire se stiamo riordinando per necessità o per evitare qualcosa?

Una domanda molto semplice può essere sorprendentemente utile:

"Se la stanza fosse già perfettamente in ordine, inizierei comunque a fare questa attività?"

Se la risposta è sì, probabilmente il riordino può essere una preparazione utile.

Se invece la risposta è no e continuiamo a trovare nuove cose da sistemare, potrebbe esserci un'altra ragione.

Un'altra domanda efficace è:

"Quello che sto facendo mi avvicina davvero al mio obiettivo?"

Se stiamo preparando i materiali necessari, probabilmente sì. Se stiamo riorganizzando per la terza volta un cassetto che non ha alcuna relazione con ciò che dobbiamo fare, probabilmente no.

Come smettere di rimandare attraverso il riordino

Non è necessario vietarsi completamente di riordinare. Una strategia più efficace può essere quella di stabilire un limite.

Possiamo concederci, per esempio, pochi minuti per sistemare esclusivamente ciò che serve per iniziare. Dopodiché bisogna passare all'attività principale, anche se la stanza non è perfetta.

Un'altra strategia consiste nel cominciare dal compito più piccolo possibile.

Invece di pensare "devo scrivere tutto il lavoro", possiamo aprire il documento e scrivere il titolo. Invece di pensare "devo studiare per l'esame", possiamo iniziare leggendo una sola pagina. Invece di pensare "devo sistemare tutto il progetto", possiamo individuare il primo passaggio.

Ridurre la dimensione psicologica dell'inizio può rendere meno attraente la fuga verso attività secondarie.

Riordinare non è sempre procrastinare

È importante non trasformare questo comportamento in una regola assoluta.

Riordinare può essere perfettamente normale e, in determinate situazioni, persino utile. Un ambiente ordinato può facilitare il lavoro, soprattutto quando il disordine crea distrazioni concrete.

Il punto non è stabilire che riordinare sia una cattiva abitudine. Il punto è osservare quando nasce il bisogno improvviso di farlo e che cosa succede dopo.

Se dopo aver riordinato iniziamo davvero il lavoro, il riordino può essere stato una preparazione. Se invece continuiamo a inventare nuovi compiti di organizzazione per non affrontare quello principale, è possibile che stiamo utilizzando il riordino come forma di procrastinazione.

In fondo, perché riordiniamo proprio quando abbiamo qualcosa di importante da fare?

La risposta non è una sola.

Il riordino può offrirci una sensazione immediata di controllo, produrre risultati visibili, ridurre temporaneamente la tensione associata a un compito difficile e permetterci di sentirci produttivi senza affrontare subito ciò che ci preoccupa maggiormente.

È proprio questa combinazione a renderlo così seducente.

La prossima volta che, pochi minuti prima di iniziare qualcosa di importante, sentirai l'impulso improvviso di sistemare ogni angolo della stanza, prova a fermarti un momento e chiederti che cosa stia realmente succedendo.

Forse la stanza ha davvero bisogno di essere riordinata. Oppure, più semplicemente, è il compito davanti a te che ti mette alla prova.

E in quel caso potrebbe essere sufficiente fare una cosa molto semplice: lasciare per un momento il cassetto da sistemare, aprire il documento, prendere il libro o iniziare il primo piccolo passo.

Perché spesso non abbiamo bisogno di avere tutto in ordine per cominciare. È cominciando che, passo dopo passo, riusciamo a mettere ordine anche nelle cose più importanti.

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