Accordi internazionali sul clima: cosa sono, quali sono e perché sono importanti

Gli accordi internazionali sul clima sono strumenti attraverso i quali i Paesi del mondo cercano di affrontare insieme il cambiamento climatico, riducendo le emissioni di gas serra, favorendo la transizione verso un'economia a basse emissioni e aumentando la capacità delle società di adattarsi agli effetti del riscaldamento globale.

Il cambiamento climatico, infatti, non è un fenomeno che può essere affrontato efficacemente da un singolo Stato. L'anidride carbonica, il metano e gli altri gas serra vengono immessi nell'atmosfera indipendentemente dai confini nazionali e i loro effetti interessano l'intero pianeta.

Per questo motivo, nel corso degli ultimi decenni, sono stati creati diversi trattati, protocolli, accordi e programmi internazionali sul clima.

Tra i più importanti ricordiamo la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il Protocollo di Kyoto e soprattutto l'Accordo di Parigi, adottato nel 2015.

Che cosa sono gli accordi internazionali sul clima?

Gli accordi internazionali sul clima sono intese raggiunte tra numerosi Paesi con l'obiettivo di coordinare le politiche contro il cambiamento climatico.

Questi accordi possono riguardare diversi aspetti:

  • riduzione delle emissioni di gas serra;
  • contenimento del riscaldamento globale;
  • sviluppo delle energie rinnovabili;
  • efficienza energetica;
  • protezione degli ecosistemi;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • finanziamento delle azioni climatiche;
  • trasferimento di tecnologie;
  • sostegno ai Paesi più vulnerabili;
  • monitoraggio e comunicazione delle emissioni.

Uno degli aspetti più importanti è che i singoli Paesi devono trasformare gli impegni internazionali in politiche nazionali concrete.


Perché sono necessari accordi sul clima?

Il clima terrestre è un sistema globale.

Le emissioni prodotte in un Paese possono contribuire al riscaldamento dell'atmosfera in tutto il mondo. Di conseguenza, anche se uno Stato riducesse drasticamente le proprie emissioni, il problema climatico non sarebbe risolto se il resto del mondo continuasse ad aumentare le proprie.

Gli accordi internazionali servono quindi a creare una forma di cooperazione globale.

Senza un coordinamento internazionale potrebbero verificarsi diversi problemi.

Un Paese potrebbe investire molto nella riduzione delle emissioni mentre altri continuano a utilizzare grandi quantità di combustibili fossili. Inoltre, i Paesi più poveri potrebbero avere difficoltà a finanziare la transizione energetica e ad affrontare gli eventi climatici estremi.

La cooperazione internazionale cerca quindi di distribuire responsabilità, obiettivi, finanziamenti e strumenti tecnologici.


La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

Un passaggio fondamentale nella storia della politica climatica internazionale è rappresentato dalla United Nations Framework Convention on Climate Change, conosciuta con l'acronimo UNFCCC.

La Convenzione è stata adottata nel 1992 durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro.

È alla base del sistema internazionale attraverso il quale i Paesi discutono e negoziano le politiche sul cambiamento climatico.

Da questo processo sono nate le successive COP, cioè le Conferenze delle Parti.

Le COP rappresentano gli incontri internazionali nei quali i Paesi discutono gli interventi necessari per affrontare il cambiamento climatico, comprese riduzione delle emissioni, adattamento, finanziamenti e sostegno ai Paesi vulnerabili.


Che cosa significa COP?

COP significa Conference of the Parties, cioè Conferenza delle Parti.

Le COP sono riunioni annuali nelle quali i Paesi che partecipano alla Convenzione sul clima si incontrano per discutere e negoziare le politiche climatiche internazionali.

Nel corso degli anni le COP sono diventate uno dei principali appuntamenti della diplomazia internazionale.

Durante queste conferenze possono essere adottate decisioni, dichiarazioni, programmi e accordi che influenzano le politiche climatiche degli Stati.

Tra le COP più conosciute troviamo:

  • COP3 di Kyoto;
  • COP21 di Parigi;
  • COP26 di Glasgow;
  • COP27 di Sharm el-Sheikh;
  • COP28 di Dubai;
  • COP29 di Baku.

Le COP non sono tutte uguali: alcune hanno prodotto accordi particolarmente importanti, mentre altre hanno contribuito soprattutto a definire regole e strumenti per applicare gli accordi precedenti.


Il Protocollo di Kyoto

Uno degli accordi climatici più importanti della storia è il Protocollo di Kyoto, adottato l'11 dicembre 1997 durante la COP3 in Giappone.

Il Protocollo entrò in vigore il 16 febbraio 2005.

Il suo elemento caratteristico era l'introduzione di obiettivi quantitativi di riduzione delle emissioni per determinati Paesi industrializzati e per le economie in transizione.

Durante il primo periodo di impegno, dal 2008 al 2012, i Paesi interessati dovevano ridurre complessivamente le emissioni di gas serra in media del 5% rispetto ai livelli del 1990.

Il Protocollo di Kyoto rappresentò quindi una novità importante perché trasformò la lotta contro il cambiamento climatico in un sistema di impegni internazionali più specifici.


Come funzionava il Protocollo di Kyoto?

Il Protocollo di Kyoto seguiva un principio differente rispetto all'attuale Accordo di Parigi.

Gli obblighi di riduzione erano concentrati soprattutto sui Paesi industrializzati inclusi nell'Annex I.

Il principio alla base era legato all'idea delle responsabilità comuni ma differenziate.

In altre parole, i Paesi che avevano contribuito maggiormente alle emissioni storiche avrebbero dovuto assumere responsabilità più significative nella riduzione delle emissioni.

Kyoto prevedeva inoltre alcuni meccanismi di mercato, attraverso i quali i Paesi potevano utilizzare strumenti economici per contribuire al raggiungimento degli obiettivi.

Tra questi vi erano:

  • Emissions Trading;
  • Clean Development Mechanism;
  • Joint Implementation.

Questi strumenti cercavano di rendere meno costosa la riduzione delle emissioni e di favorire investimenti in progetti climatici.


Il secondo periodo del Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto fu successivamente modificato con l'Emendamento di Doha.

Il secondo periodo di impegno riguardava gli anni dal 2013 al 2020.

Secondo l'UNFCCC, le Parti coinvolte nel secondo periodo si impegnarono complessivamente a ridurre le emissioni di almeno il 18% rispetto ai livelli del 1990.

Nel frattempo, però, il sistema internazionale stava sviluppando un nuovo approccio che avrebbe portato all'Accordo di Parigi.


L'Accordo di Parigi

Il principale accordo climatico internazionale oggi è l'Accordo di Parigi.

È stato adottato il 12 dicembre 2015 durante la COP21 di Parigi ed è entrato in vigore il 4 novembre 2016.

L'Accordo di Parigi rappresenta un cambiamento importante rispetto al Protocollo di Kyoto.

Mentre Kyoto concentrava gli obiettivi vincolanti soprattutto sui Paesi industrializzati, Parigi introduce un sistema nel quale tutti i Paesi partecipanti sono chiamati a presentare e aggiornare i propri obiettivi climatici nazionali.

L'obiettivo centrale è mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.


Qual è l'obiettivo dell'Accordo di Parigi?

L'obiettivo dell'Accordo di Parigi non consiste semplicemente nel ridurre una determinata quantità di emissioni.

Il sistema punta a trasformare progressivamente l'economia mondiale per raggiungere un livello di emissioni compatibile con la stabilizzazione del clima.

L'accordo riguarda tre grandi aree:

1. Mitigazione

La mitigazione consiste nella riduzione delle emissioni di gas serra.

Significa, ad esempio:

  • utilizzare più energia rinnovabile;
  • migliorare l'efficienza energetica;
  • ridurre l'uso dei combustibili fossili;
  • elettrificare i trasporti;
  • migliorare gli edifici;
  • proteggere e ripristinare gli ecosistemi;
  • sviluppare tecnologie a basse emissioni.

2. Adattamento

Non tutti gli effetti del cambiamento climatico possono essere evitati.

Per questo motivo i Paesi devono anche prepararsi alle conseguenze già presenti o previste.

L'adattamento può comprendere:

  • sistemi di protezione dalle alluvioni;
  • gestione dell'acqua;
  • agricoltura più resistente alla siccità;
  • infrastrutture adattate alle temperature elevate;
  • sistemi di allerta per eventi estremi;
  • protezione delle coste.

3. Finanziamento climatico

I Paesi con maggiori capacità economiche possono sostenere quelli che hanno meno risorse e che spesso sono particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

L'Accordo di Parigi considera quindi anche il problema dei finanziamenti, delle tecnologie e della capacità di adattamento.


Che cosa sono le NDC?

Una delle parole più importanti quando si parla di Accordo di Parigi è NDC.

NDC significa Nationally Determined Contribution, cioè contributo determinato a livello nazionale.

In pratica, ogni Paese presenta il proprio piano climatico indicando le azioni che intende realizzare per contribuire agli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

Le NDC possono contenere obiettivi relativi a:

  • riduzione delle emissioni;
  • energie rinnovabili;
  • trasporti;
  • industria;
  • agricoltura;
  • foreste;
  • adattamento;
  • politiche energetiche.

L'UNFCCC definisce le NDC come il cuore dell'attuazione dell'Accordo di Parigi. I Paesi devono preparare, comunicare e mantenere contributi successivi e perseguire misure interne per raggiungerli.


Perché le NDC vengono aggiornate?

Uno degli elementi fondamentali dell'Accordo di Parigi è il cosiddetto ciclo di ambizione.

Gli Stati non dovrebbero semplicemente presentare un piano e mantenerlo immutato per decenni.

L'idea è che gli impegni vengano progressivamente rafforzati.

Ogni nuovo contributo dovrebbe quindi rappresentare un avanzamento rispetto al precedente.

Questo meccanismo è spesso descritto come un ratchet mechanism, cioè un sistema nel quale l'ambizione dovrebbe aumentare progressivamente.


Il bilancio globale dell'Accordo di Parigi

Un altro elemento fondamentale è il Global Stocktake, o bilancio globale.

Serve a verificare periodicamente a che punto è il mondo rispetto agli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

Il bilancio considera diversi aspetti:

  • emissioni;
  • riduzione dei gas serra;
  • adattamento;
  • finanziamenti;
  • tecnologia;
  • sostegno ai Paesi in via di sviluppo.

L'obiettivo è capire quanto è stato fatto e quali ulteriori interventi sono necessari.

In questo modo i risultati della valutazione possono contribuire alla definizione dei successivi piani climatici nazionali.


Il Glasgow Climate Pact

Un altro passaggio importante è rappresentato dal Glasgow Climate Pact, adottato durante la COP26 nel 2021.

Il patto ha rafforzato l'attenzione sulla necessità di aumentare rapidamente l'azione climatica durante gli anni 2020.

Tra gli elementi discussi vi sono la riduzione delle emissioni, l'adattamento, la finanza climatica e la necessità di ridurre il divario tra gli impegni esistenti e quelli necessari per mantenere l'obiettivo di 1,5 °C.

Per la prima volta in una decisione COP, i Paesi furono inoltre chiamati a ridurre progressivamente l'uso del carbone senza abbattimento delle emissioni e i sussidi inefficienti ai combustibili fossili.


Perché l'obiettivo di 1,5 °C è così importante?

Il limite di 1,5 °C è diventato uno degli elementi più conosciuti della politica climatica internazionale.

Non significa che a 1,5 °C il cambiamento climatico sia assente e a 1,6 °C inizi improvvisamente.

Si tratta piuttosto di una soglia associata a un livello di rischio.

All'aumentare della temperatura media globale aumentano anche molti rischi climatici.

Tra questi troviamo:

  • ondate di calore;
  • siccità;
  • precipitazioni estreme;
  • scioglimento dei ghiacciai;
  • innalzamento del livello del mare;
  • perdita di biodiversità;
  • stress sulle risorse idriche;
  • difficoltà per l'agricoltura.

Per questo motivo l'Accordo di Parigi stabilisce l'obiettivo di mantenere il riscaldamento ben al di sotto dei 2 °C e di perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.


Quali sono i principali accordi internazionali sul clima?

Possiamo riassumere le principali tappe della cooperazione climatica internazionale in questo modo:

AnnoAccordo o eventoImportanza
1992Convenzione quadro ONU sul climaCrea il principale quadro internazionale sul cambiamento climatico
1997Protocollo di KyotoIntroduce obiettivi di riduzione delle emissioni per determinati Paesi industrializzati
2005Entrata in vigore di KyotoIl Protocollo diventa operativo
2012Emendamento di DohaIntroduce il secondo periodo di impegno di Kyoto
2015Accordo di ParigiCrea un sistema climatico globale basato sugli impegni di tutti i Paesi
2021Glasgow Climate PactRafforza l'azione climatica nel decennio 2020
2023Primo Global StocktakeValuta i progressi globali rispetto agli obiettivi di Parigi

Accordi sul clima e riduzione dei combustibili fossili

Uno degli aspetti più difficili della politica climatica internazionale riguarda carbone, petrolio e gas naturale.

Per decenni l'economia mondiale è stata fortemente dipendente dai combustibili fossili.

Ridurre le emissioni significa quindi intervenire su:

  • produzione di energia;
  • industria;
  • trasporti;
  • riscaldamento degli edifici;
  • agricoltura;
  • infrastrutture;
  • consumi.

La transizione energetica rappresenta di conseguenza una delle principali sfide degli accordi internazionali sul clima.


Il ruolo delle energie rinnovabili

Le energie rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più importanti per ridurre le emissioni associate alla produzione di energia.

Tra le principali troviamo:

  • energia solare;
  • energia eolica;
  • energia idroelettrica;
  • energia geotermica;
  • alcune forme di bioenergia.

Gli accordi internazionali non impongono necessariamente a tutti i Paesi di utilizzare lo stesso mix energetico.

Ogni Stato può adottare strategie differenti in base alle proprie risorse, caratteristiche economiche e condizioni geografiche.

L'obiettivo generale è però ridurre progressivamente le emissioni di gas serra.


Il problema dei finanziamenti climatici

Uno dei temi più complessi dei negoziati internazionali riguarda il denaro.

La transizione verso un'economia a basse emissioni richiede investimenti enormi.

I Paesi in via di sviluppo possono inoltre avere bisogno di risorse per:

  • costruire infrastrutture resilienti;
  • migliorare l'agricoltura;
  • proteggere le coste;
  • sviluppare sistemi energetici moderni;
  • affrontare siccità e alluvioni;
  • migliorare i sistemi sanitari;
  • sviluppare tecnologie pulite.

Per questo la finanza climatica internazionale è diventata uno dei pilastri delle negoziazioni.


Cambiamento climatico e Paesi più vulnerabili

Gli effetti del cambiamento climatico non sono distribuiti in modo uniforme.

Alcuni Paesi contribuiscono relativamente poco alle emissioni globali ma possono essere particolarmente vulnerabili a:

  • innalzamento del livello del mare;
  • cicloni;
  • siccità;
  • desertificazione;
  • perdita di raccolti;
  • scarsità d'acqua.

Per questo gli accordi internazionali affrontano anche il tema dell'equità climatica.

Una delle questioni più controverse è stabilire chi deve pagare, quanto deve pagare e con quali strumenti.


Che cosa significa Loss and Damage?

L'espressione Loss and Damage, traducibile come "perdite e danni", indica gli impatti del cambiamento climatico che causano perdite o danni e che non possono essere completamente evitati attraverso la mitigazione o l'adattamento.

Il tema riguarda soprattutto i Paesi vulnerabili che subiscono conseguenze particolarmente gravi.

Può comprendere, per esempio:

  • distruzione di abitazioni;
  • danni alle infrastrutture;
  • perdita di terreni;
  • danni economici;
  • perdita di ecosistemi;
  • conseguenze sociali.

Il tema è diventato progressivamente centrale nei negoziati climatici internazionali.


Perché gli accordi internazionali sul clima sono difficili da applicare?

Firmare un accordo internazionale è solo il primo passo.

La vera difficoltà consiste nell'attuazione.

I Paesi hanno infatti:

  • economie differenti;
  • risorse differenti;
  • sistemi energetici differenti;
  • livelli diversi di sviluppo;
  • interessi economici differenti;
  • differenti quantità di emissioni storiche.

Un Paese fortemente dipendente dal carbone potrebbe avere maggiori difficoltà a eliminare rapidamente questa fonte energetica rispetto a uno Stato con una grande disponibilità di energia idroelettrica.

Allo stesso modo, un Paese povero potrebbe non avere le risorse necessarie per realizzare rapidamente infrastrutture moderne e resilienti.


Gli accordi climatici sono legalmente vincolanti?

La risposta dipende dall'accordo e dal tipo di obbligo considerato.

L'Accordo di Parigi è un trattato internazionale giuridicamente vincolante. Tuttavia, il sistema non funziona semplicemente imponendo a ogni Paese una stessa quantità obbligatoria di riduzione delle emissioni.

Le NDC sono determinate dai singoli Paesi.

L'Accordo stabilisce invece obblighi relativi, tra le altre cose, alla preparazione, comunicazione e mantenimento dei contributi nazionali e alla trasparenza delle informazioni.

Questa distinzione è importante per comprendere come funziona la diplomazia climatica moderna.


Come vengono controllati i progressi?

La trasparenza è fondamentale.

I Paesi devono fornire informazioni sulle proprie politiche climatiche, sulle emissioni e sui progressi compiuti.

Il sistema di trasparenza dell'Accordo di Parigi serve proprio a migliorare la comparabilità delle informazioni e a permettere di valutare i progressi.

Questo permette alla comunità internazionale di capire se gli impegni annunciati vengono effettivamente accompagnati da azioni concrete.


Quali sono i limiti degli accordi internazionali sul clima?

Nonostante la loro importanza, gli accordi climatici presentano numerose difficoltà.

1. Gli impegni possono essere insufficienti

Un Paese può presentare un obiettivo climatico ambizioso, ma le politiche effettivamente adottate potrebbero non essere sufficienti per raggiungerlo.

2. Esistono interessi economici contrastanti

La transizione energetica può creare nuove opportunità, ma può anche mettere in difficoltà settori economici tradizionali.

3. I Paesi hanno responsabilità differenti

Le emissioni storiche e quelle attuali non sono distribuite uniformemente.

4. La cooperazione internazionale è complessa

Ogni governo deve tenere conto anche della propria economia, dei propri cittadini e della propria sicurezza energetica.

5. I cambiamenti richiedono tempo

Trasformare il sistema energetico mondiale non è un processo immediato.


Gli accordi internazionali sul clima hanno avuto successo?

La risposta non può essere semplicemente "sì" o "no".

Gli accordi internazionali hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare un sistema globale di cooperazione climatica.

Hanno contribuito a:

  • rendere il cambiamento climatico una priorità politica internazionale;
  • creare obiettivi comuni;
  • sviluppare sistemi di monitoraggio;
  • favorire investimenti nella transizione energetica;
  • promuovere la cooperazione tecnologica;
  • aumentare la consapevolezza pubblica;
  • coordinare le politiche nazionali.

Allo stesso tempo, il mondo continua ad affrontare una grande sfida: trasformare gli impegni politici in riduzioni delle emissioni sufficientemente rapide.

Per questo gli accordi climatici non devono essere considerati come un punto di arrivo, ma come parte di un processo continuo.


Differenza tra Protocollo di Kyoto e Accordo di Parigi

La differenza principale può essere riassunta così:

Kyoto: obiettivi di riduzione giuridicamente vincolanti concentrati soprattutto sui Paesi industrializzati inclusi nel sistema previsto dal Protocollo.

Parigi: partecipazione globale e contributi climatici determinati a livello nazionale, aggiornati ciclicamente.

Kyoto ha avuto un'importanza storica perché ha dimostrato che era possibile creare un sistema internazionale di obiettivi sulle emissioni.

Parigi ha successivamente costruito un modello più universale.


Qual è il futuro degli accordi internazionali sul clima?

Il futuro della cooperazione climatica dipenderà dalla capacità dei Paesi di aumentare l'ambizione delle proprie politiche.

Nei prossimi anni saranno particolarmente importanti:

  • riduzione delle emissioni;
  • sviluppo delle energie rinnovabili;
  • elettrificazione dei trasporti;
  • decarbonizzazione dell'industria;
  • protezione delle foreste;
  • adattamento climatico;
  • finanziamenti internazionali;
  • innovazione tecnologica;
  • riduzione del consumo di combustibili fossili;
  • sistemi più efficaci di monitoraggio delle emissioni.

Il processo internazionale continuerà quindi a ruotare attorno a una domanda fondamentale: come trasformare gli obiettivi climatici internazionali in risultati concreti?


Domande e risposte sugli accordi internazionali sul clima

Che cosa sono gli accordi internazionali sul clima?

Sono accordi tra Paesi finalizzati a coordinare le politiche per contrastare il cambiamento climatico, ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi agli effetti del riscaldamento globale.

Qual è il più importante accordo internazionale sul clima?

L'Accordo di Parigi del 2015 è oggi il principale quadro internazionale per la lotta contro il cambiamento climatico.

Che cos'è l'Accordo di Parigi?

È un trattato internazionale adottato nel 2015 durante la COP21 che mira a mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 °C e a perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Che cos'è il Protocollo di Kyoto?

È un accordo internazionale adottato nel 1997 che stabiliva obiettivi di riduzione delle emissioni soprattutto per determinati Paesi industrializzati.

Qual è la differenza tra Kyoto e Parigi?

Kyoto prevedeva obiettivi quantitativi concentrati sui Paesi industrializzati interessati dal Protocollo, mentre Parigi coinvolge tutti i Paesi attraverso contributi climatici determinati a livello nazionale.

Che cosa significa COP?

COP significa Conference of the Parties, cioè Conferenza delle Parti. Sono le conferenze internazionali organizzate nell'ambito della Convenzione ONU sul clima.

Che cosa sono le NDC?

Le NDC sono i contributi determinati a livello nazionale, cioè i piani climatici attraverso i quali i singoli Paesi indicano le azioni che intendono intraprendere per contribuire agli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

Perché l'obiettivo di 1,5 °C è importante?

Perché un maggiore aumento della temperatura globale è associato a rischi climatici più elevati. Per questo l'Accordo di Parigi punta a limitare il riscaldamento a 1,5 °C, pur stabilendo come riferimento principale il mantenimento ben al di sotto dei 2 °C.

Gli accordi sul clima obbligano tutti i Paesi a eliminare il petrolio?

Non esiste una regola unica che imponga a tutti i Paesi di eliminare immediatamente il petrolio. Gli accordi stabiliscono obiettivi climatici e sistemi di cooperazione, mentre le strategie concrete vengono definite anche a livello nazionale.

Chi finanzia la lotta al cambiamento climatico?

I finanziamenti provengono da diverse fonti: governi, istituzioni internazionali, banche, investitori privati e altri strumenti finanziari.

Che cosa significa adattamento climatico?

Significa adottare misure per ridurre i danni provocati dagli effetti del cambiamento climatico già presenti o previsti.

Che cosa significa mitigazione climatica?

Significa ridurre o evitare le emissioni di gas serra oppure aumentare la capacità di assorbire il carbonio.

Gli accordi sul clima riguardano anche l'agricoltura?

Sì. L'agricoltura è coinvolta sia perché può contribuire alle emissioni di gas serra sia perché è fortemente esposta a siccità, temperature elevate, eventi estremi e cambiamenti nelle precipitazioni.

Gli accordi sul clima riguardano anche gli animali?

Sì. Il cambiamento climatico può modificare gli habitat, le disponibilità di cibo e acqua, i cicli biologici e la distribuzione geografica di molte specie.

Perché è difficile raggiungere gli obiettivi climatici?

Perché la transizione richiede trasformazioni profonde nei sistemi energetici, industriali, agricoli e dei trasporti e coinvolge interessi economici e politici differenti.

Gli accordi internazionali possono fermare da soli il cambiamento climatico?

No. Gli accordi stabiliscono un quadro di cooperazione, ma la loro efficacia dipende dalle politiche concrete adottate dai singoli Paesi.

Qual è il ruolo delle energie rinnovabili?

Le fonti rinnovabili possono contribuire a ridurre le emissioni del settore energetico e rappresentano uno degli strumenti fondamentali della transizione verso sistemi energetici a basse emissioni.

Perché la cooperazione internazionale è fondamentale?

Perché il cambiamento climatico è un problema globale. Le emissioni e i loro effetti non rispettano i confini nazionali e richiedono quindi una risposta coordinata.


Conclusione

Gli accordi internazionali sul clima rappresentano uno dei più importanti tentativi della comunità internazionale di affrontare un problema che riguarda l'intero pianeta.

Dal sistema creato dalla Convenzione ONU del 1992 al Protocollo di Kyoto del 1997, fino all'Accordo di Parigi del 2015, la cooperazione climatica si è progressivamente evoluta.

Il passaggio più importante è stato quello da un sistema basato principalmente sugli obblighi di alcuni Paesi industrializzati a un modello nel quale tutti i Paesi sono chiamati a contribuire all'azione climatica attraverso i propri piani nazionali.

L'Accordo di Parigi ha fissato un obiettivo fondamentale: mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C e continuare gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.

La vera sfida, tuttavia, non consiste soltanto nel firmare accordi.

Il successo della politica climatica internazionale dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare gli impegni in azioni concrete, riducendo le emissioni, sviluppando tecnologie pulite, proteggendo gli ecosistemi, adattando le città e le infrastrutture e sostenendo i Paesi più vulnerabili.

Gli accordi internazionali sul clima costituiscono quindi il quadro della cooperazione mondiale. La loro efficacia dipenderà dalle decisioni che governi, imprese e cittadini prenderanno nei prossimi anni.

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